Postura e affaticamento mentale: il legame che pochi conoscono
“Dormo, ma mi sveglio stanco.”
“Arrivo a metà pomeriggio e la testa non funziona più.”
“Non ho dolori forti, ma mi sento mentalmente scarico.”
Sono frasi che sento spesso in studio e che raramente vengono collegate alla postura. Quando si parla di postura, infatti, si pensa quasi sempre a mal di schiena, cervicalgia o dolori articolari. Molto meno spesso si considera che una postura inefficiente può diventare un carico continuo per il sistema nervoso, contribuendo in modo significativo alla stanchezza mentale e alla difficoltà di concentrazione.
La postura non è solo una questione “meccanica”. È un modo in cui il corpo si organizza nello spazio, e questa organizzazione ha un costo. Quando quel costo diventa troppo alto, a pagarlo non sono solo i muscoli, ma anche il cervello.
La postura come carico invisibile
Ogni posizione che manteniamo nel tempo richiede energia. Il corpo è progettato per muoversi, adattarsi, cambiare continuamente assetto. Quando invece restiamo per ore nella stessa posizione, soprattutto se non è efficiente, il sistema muscolare è costretto a lavorare in modo costante per mantenere l’equilibrio.
Questo lavoro continuo spesso non viene percepito come dolore acuto, ma come una tensione di fondo, una rigidità diffusa, una sensazione di “peso” che si accumula durante la giornata. È un carico invisibile, perché non fa rumore, non blocca, ma consuma.
E questo consumo non riguarda solo i muscoli.
Come la postura influisce sul cervello
Una postura inefficiente richiede una continua attività di compensazione. Muscoli che dovrebbero alternare lavoro e riposo restano attivi più del necessario. Questo significa consumo energetico costante, anche quando non stiamo facendo nulla di fisicamente impegnativo.
Il cervello, che coordina postura ed equilibrio, rimane impegnato a gestire queste compensazioni. È come se una parte delle risorse attentive fosse sempre occupata a “tenere insieme” il corpo. Di conseguenza, rimane meno energia disponibile per le funzioni cognitive più raffinate: concentrazione, attenzione prolungata, lucidità mentale.
Nel tempo, questo si traduce in una minore efficienza attentiva, in una sensazione di affaticamento mentale che non migliora nemmeno con il riposo notturno, perché la postura continua a essere “costosa” anche durante il giorno.
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Le posture più coinvolte
Alcuni assetti posturali sono particolarmente impegnativi per il sistema nervoso. La testa portata in avanti, molto comune in chi lavora al computer o usa spesso lo smartphone, aumenta notevolmente il carico su cervicale e spalle. Le spalle chiuse e ruotate in avanti limitano la mobilità del torace e influenzano anche la respirazione, rendendola meno efficiente.
Un torace rigido riduce la capacità del corpo di adattarsi ai cambiamenti di posizione e al movimento, mentre un bacino bloccato costringe la colonna a compensare, aumentando la tensione lungo tutta la catena posteriore. Tutto questo richiede un continuo aggiustamento da parte del sistema nervoso.
I segnali tipici da non sottovalutare
Molte persone non collegano questi segnali alla postura, ma il quadro è spesso ricorrente. Un calo di concentrazione nel pomeriggio, che arriva sempre alla stessa ora. Mal di testa che compaiono a fine giornata, soprattutto dopo molte ore seduti. Una sensazione di “mente annebbiata”, come se fosse difficile mantenere lucidità e chiarezza mentale, anche senza un vero dolore fisico.
Questi segnali non indicano necessariamente un problema neurologico, ma spesso raccontano di un corpo che sta lavorando troppo per mantenere un equilibrio posturale inefficiente.
Cosa può fare l’osteopatia
Il lavoro osteopatico, in questi casi, non ha l’obiettivo di “raddrizzare” il corpo in modo rigido, ma di migliorare l’economia del movimento. Significa aiutare il corpo a organizzarsi in modo meno dispendioso, riducendo il carico neuromuscolare necessario per stare in piedi, seduti o muoversi.
Attraverso il trattamento si lavora per ridurre le tensioni inutili, migliorare la mobilità delle aree chiave e favorire una postura più adattabile. Una postura meno “costosa” permette al sistema nervoso di liberare risorse, che possono essere utilizzate per la concentrazione, la gestione dello stress e il recupero mentale.
Molti pazienti riferiscono non solo una riduzione dei dolori, ma anche una maggiore chiarezza mentale e una sensazione di energia più stabile durante la giornata.
Cosa fare nella quotidianità
Accanto al trattamento, è fondamentale intervenire sulle abitudini. Le micro-pause attive, anche di pochi minuti, aiutano a interrompere il lavoro continuo dei muscoli posturali. Alternare la posizione seduta con quella in piedi riduce il carico statico. Integrare movimento e respirazione durante la giornata permette al corpo di “resettare” più volte il proprio assetto, evitando accumuli di tensione.
Non serve fare tutto perfettamente. Serve variare.
Spesso mi viene chiesto se basti “stare dritti”. La risposta è no. Una postura rigida, mantenuta con sforzo, è spesso più costosa di una postura naturalmente adattabile. La postura influisce davvero sul cervello perché richiede energia, attenzione e capacità di compensazione. E no, non sempre serve un plantare: ogni caso va valutato nel contesto dell’intero corpo.
Se ti senti mentalmente stanco senza una causa apparente, vale la pena chiedersi non solo quanto dormi, ma anche quanto ti costa stare nel tuo corpo durante la giornata. Prenota un appuntamento presso i miei studi di Torino, contattandomi al numero 348 149 05 60, scrivendomi all’indirizzo email info@fasoliosteopata.it o compilando il form di seguito per discutere di come posso aiutarti!

