Ansia e tensioni muscolari: come l’osteopatia può aiutare davvero

Quando una persona arriva in studio per un dolore cervicale che non passa, per spalle sempre rigide o per una mandibola costantemente contratta, raramente dice: “Penso di avere ansia”.
Molto più spesso dice: “Sono sempre teso”, “Non riesco a rilassarmi”, “Anche quando dormo non recupero”.

Ed è proprio da qui che vale la pena iniziare, perché l’ansia – quella vera, quotidiana, spesso silenziosa – non è solo una questione mentale. È una condizione che coinvolge il corpo in modo diretto e continuo, anche quando non viene riconosciuta come tale.

Parlare di ansia in relazione al corpo non significa psicologizzare il dolore, né sminuire ciò che una persona sente. Significa, al contrario, restituire dignità fisica a sintomi che spesso vengono vissuti con frustrazione, perché non trovano una spiegazione chiara.

Ansia non significa “è tutto nella testa”

Uno degli equivoci più comuni è pensare che, se c’è di mezzo l’ansia, allora il problema non sia davvero fisico. In realtà, il corpo e il sistema nervoso sono costantemente in comunicazione. Quando viviamo periodi di stress, pressione o preoccupazione protratta, il corpo non rimane neutrale: reagisce.

Questa reazione non è una scelta consapevole. È una risposta automatica di protezione. Il corpo entra in una modalità di allerta che, se dura poco, è perfettamente fisiologica. Il problema nasce quando questo stato diventa cronico e il corpo non riesce più a tornare spontaneamente a uno stato di rilassamento.

In questi casi, la tensione muscolare non è un sintomo secondario, ma una delle modalità principali con cui il corpo esprime quello stato di allerta.

Come l’ansia si manifesta concretamente nel corpo

Nel tempo, l’ansia tende a lasciare segni ben riconoscibili sul corpo. Le zone più coinvolte sono spesso la cervicale e i trapezi, che rimangono contratti anche a riposo, la mandibola, che può restare serrata senza che la persona se ne accorga, e la parte alta del torace.

Un altro segnale molto frequente riguarda la respirazione. In condizioni di ansia, il respiro diventa alto, rapido e superficiale. Il diaframma perde mobilità e il lavoro respiratorio si sposta verso il torace superiore, aumentando ulteriormente la tensione su collo e spalle.

Molte persone descrivono anche una sensazione costante di rigidità, come se il corpo fosse sempre “in allarme”, accompagnata da una stanchezza profonda che non migliora nemmeno dopo una notte di sonno. Questo accade perché mantenere uno stato di attivazione costante richiede molta energia.

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Il ruolo del sistema nervoso autonomo: perché il corpo non riesce a rilassarsi

Per capire perché il corpo fatica a sciogliere queste tensioni, è fondamentale parlare del sistema nervoso autonomo. Questo sistema regola funzioni vitali come la respirazione, la frequenza cardiaca e il tono muscolare di base, senza che ce ne rendiamo conto.

In situazioni di ansia prolungata, la componente simpatica del sistema nervoso – quella che gestisce la risposta di allarme – rimane attiva più del necessario. È come se il corpo fosse costantemente pronto a reagire a un pericolo che, di fatto, non c’è più.

Allo stesso tempo, la componente parasimpatica, responsabile del recupero e del rilassamento, fatica a entrare in funzione. Non per mancanza di volontà, ma perché viene continuamente “coperta” dallo stato di allerta.

Ecco perché dire a una persona “rilassati” spesso non funziona: il corpo non riesce fisicamente a farlo da solo.

Cosa può fare davvero l’osteopatia in questi casi

È importante essere molto chiari: l’osteopatia non cura l’ansia in senso psicologico e non sostituisce un percorso medico o psicologico quando necessario. Quello che può fare, però, è lavorare sul corpo per ridurre il livello di allerta costante in cui si trova.

Il trattamento osteopatico si concentra su aree chiave coinvolte nella regolazione del sistema nervoso, come il diaframma, il torace, il collo e, quando indicato, la base del cranio. Migliorare la mobilità di queste zone significa facilitare una respirazione più profonda, ridurre il sovraccarico muscolare e inviare al sistema nervoso segnali di maggiore sicurezza.

L’obiettivo non è “togliere l’ansia”, ma abbassare il volume dell’allarme corporeo, permettendo al corpo di uscire gradualmente da uno stato di tensione costante.

Cosa aspettarsi in modo realistico da un percorso osteopatico

Chi intraprende un percorso osteopatico in presenza di ansia e tensioni muscolari non dovrebbe aspettarsi una scomparsa improvvisa dell’ansia. Questo non sarebbe realistico.

Quello che spesso accade, invece, è che il corpo diventa più tollerante. Le tensioni diminuiscono, il dolore si riduce, il respiro diventa più fluido e il sonno più profondo. Anche la capacità di recuperare dopo giornate stressanti migliora sensibilmente.

In altre parole, il corpo smette di amplificare l’ansia e diventa un alleato più stabile, capace di gestire meglio gli stimoli quotidiani.

Un approccio integrato: perché è fondamentale

Nei casi di ansia e tensioni muscolari, l’approccio più efficace è quasi sempre integrato. L’osteopatia lavora molto bene insieme a un’attività fisica adeguata, che non aumenti ulteriormente lo stress sul corpo, e, quando necessario, a un supporto psicologico.

Anche l’educazione al respiro è un elemento centrale. Imparare a respirare in modo più consapevole aiuta il sistema nervoso a ritrovare gradualmente un equilibrio migliore. Spesso bastano esercizi semplici, se fatti con costanza, per ottenere cambiamenti significativi.

Due esercizi semplici per aiutare il corpo a uscire dallo stato di allerta

Quando si parla di respiro e sistema nervoso, non servono tecniche complesse. In chi vive tensioni legate all’ansia, il problema non è fare troppo poco, ma spesso fare troppo con l’idea di dover controllare tutto.

Esercizio 1: respirazione diaframmatica guidata

Puoi eseguire questo esercizio sdraiato o seduto, con la schiena ben sostenuta. Appoggia una mano sul petto e una sull’addome. Inspira lentamente dal naso cercando di far muovere prima l’addome, mentre il petto rimane relativamente fermo. Espira dalla bocca in modo lento e morbido, come se stessi appannando uno specchio.
Non serve contare né forzare il respiro. L’aspetto più importante è allungare leggermente l’espirazione, perché è in questa fase che il sistema nervoso riceve il segnale di sicurezza. Bastano 3–5 minuti, una o due volte al giorno.

Esercizio 2: mobilità dolce di collo e torace

In posizione seduta, con i piedi ben appoggiati a terra, porta lentamente il mento verso il petto, senza forzare. Rimani qualche secondo e torna al centro. Successivamente inclina la testa a destra e a sinistra, sempre in modo lento e controllato.

Aggiungi poi un movimento delle spalle: inspirando sollevale leggermente, espirando lasciale scendere, immaginando di “scaricare” il peso verso il basso. Ripeti per 2–3 minuti. Questo esercizio aiuta a interrompere lo schema di rigidità automatica tipico dello stato di allerta.

Prima di pensare a soluzioni drastiche, il primo passo è capire come il tuo corpo sta reagendo e se l’osteopatia può essere un supporto utile per ridurre questo stato di tensione costante. Compila il form e raccontami la tua situazione, per ricevere informazioni chiare e valutare insieme se un percorso osteopatico può aiutarti a ritrovare un equilibrio più stabile tra corpo e sistema nervoso!

Caterina Fasoli - Osteopata a Torino

    * dati obbligatori

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      Caterina Fasoli - Osteopata a Torino